Quando l’hi-tech è al servizio del male

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Le tecnologie hanno pervaso le nostre vite sotto ogni punto di vista. Nel tempo libero, nel lavoro, nell’intimità. Ci si pone il problema se le nostre esistenze siano, a conti fatti, rese migliori.

Indubbiamente, nella stragrande maggioranza dei casi, i benefici che ne traiamo sono di gran lunga superiori agli effetti collaterali, che comunque esistono. Prendete ad esempio l’intensivo utilizzo di robot che hanno sostituito nelle fabbriche gli operai: certamente hanno reso il lavoro di molti meno pesante e faticoso, ma d’altro canto hanno sostituito corpi e menti, rendendo l’apporto umano superfluo.

Nella maggioranza dei casi l’utilizzo di tecnologie nelle nostre vite si mantiene in equilibrio tra positivo e negativo, con l’ago della bilancia che è dato spesso dal nostro stesso approccio.

Considerate, ad esempio, gli smartphone. Ci rendono la vita infinitamente più semplice sotto molti punti di vista, ma un uso eccessivo potrebbe anche sfociare in una sorta di auto isolamento dalla realtà.

Vi è un campo, però, in cui questa visione dell’utilità o meno delle tecnologie non è applicabile e in cui il danno è di gran lunga peggiore. Anzi, un aspetto positivo sembra proprio non esserci. L’omicidio. Recentemente, sono apparse sconcertanti notizie (per noi occidentali) a proposito dell’uso di droni per compiere attentati terroristici. Non si tratta di potenziali minacce poiché già da un po’, negli scenari di guerra di Siria e Iraq, alcuni gruppi di combattenti irregolari hanno compiuto attacchi letali utilizzando droni commerciali adattati e riempiti di esplosivo.

Se questo tipo di attacco venisse esportato in Europa c’è da essere assai preoccupati. Ma non sorpresi. L’utilizzo dei droni per assassinare altri esseri umani non è, in realtà, una novità assoluta e alcuni eserciti regolari ne hanno fatto ampio utilizzo per uccidere presunti nemici. Quando queste avanzatissime tecnologie militari sono state adattate e commercializzate, ovviamente in versione semplificata, quelli che erano i bersagli un tempo, se ne sono impadroniti per compiere omicidi e attacchi terroristici. Assomiglia molto ad una nemesi, per cui un terrorista o un folle (spesso le due categorie coincidono) ci minaccia utilizzando una tecnologia che inizialmente era stata ideata e utilizzata proprio per sbarazzarci di loro.

Non c’è dubbio che l’omicidio a distanza, la spersonalizzazione dell’atto di uccidere finisca per rendere il “togliere la vita” un’azione banale, in cui le persone uccise sono solamente dei puntini su uno schermo digitale. Però, mentre ci allarmiamo per il rischio che i terroristi possano riempire di esplosivo un paio di elicotterini radiocomandati acquistati su qualche bancarella, ignoriamo le migliaia di vittime, collaterali o meno, che i droni americani, israeliani e di chissà di quale altro paese, provocano da anni in giro per il mondo.

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