Perché si sente spesso: “Hai la memoria di un elefante”

Si sente spesso il detto “hai la memoria di un elefante”, con riferimento al fatto che i grandi pachidermi non dimenticano facilmente ciò che accade intorno loro. Nuove ricerche hanno confermato questa comune opinione. Gli elefanti non dimenticano. Non è solamente una memoria di fatti, ma piuttosto un senso cognitivo di ciò che accade nel loro ambiente.

È stato comprovato che nelle riserve africane in cui purtroppo il bracconaggio persiste e gli elefanti sono cacciati per l’avorio delle loro zanne, i pachidermi sono estremamente pericolosi per l’uomo, tendono ad aggredire ogni veicolo che si avvicini troppo. D’altro canto, nelle zone dove non vi è bracconaggio gli elefanti sono estremamente tranquilli e, in genere, si lasciano avvicinare dai turisti curiosi. Ma ci sono aneddoti molto più sorprendenti. In un centro per la riabilitazione di elefanti in Sud Africa un’elefantessa orfana di nome Shireni aveva imparato da uno degli addetti al parco a rimuovere con la proboscide il cappello dalla testa dell’uomo, riporlo sulla propria e poi rimetterlo esattamente sul capo dell’addetto. Era divenuto una sorta di saluto tra i due.

Quando l’uomo lasciò il parco, Shireni non ripeté più quella stravagante forma di saluto con nessun altro. Dopo più di dieci anni l’uomo tornò, e con sua grande sorpresa, Shireni appena lo vide gli tolse il cappello dalla testa, lo ripose sulla propria e di nuovo, con la sua incredibile proboscide, lo riconsegnò all’uomo. Gli elefanti feriti raccolti e curati nei centri di riabilitazione in Africa, tornano spesso dopo decenni per dire “ciao”. Tutti gli esperti che lavorano con i pachidermi possono confermare la loro incredibile memoria. In un santuario per elefanti negli Stati Uniti, nel 1999, un’elefantessa chiamata Jenny si eccitò estremamente quando un’altra elefantessa giunse nel centro di recupero.

Dopo poco tempo gli addetti scoprirono che i due pachidermi si erano incontrati per pochi mesi ventidue anni prima, in un circo, lavorando insieme. Gli elefanti sono, inoltre, tra i pochi animali che riconoscono la propria immagine riflessa allo specchio e  “piangono” i membri del loro gruppo deceduti. La loro straordinaria memoria è anche utilizzata per ricordare le fonti di cibo e acqua nel loro ambiente naturale. In Botswana sono stati studiati gruppi che riuscivano a percorrere centinaia di chilometri ricordandosi esattamente l’ubicazione di fonti d’acqua visitate anni se non decenni prima. Purtroppo il destino degli elefanti, nonostante la loro sensibilità e memoria, deve confrontarsi con l’insensantezza degli esseri umani.

Gli scienziati hanno stimato che prima della colonizzazione europea in Africa potessero esserci circa venti milioni di esemplari. Nel 1979 ne rimaneva poco più di un milione. Ora si calcola che in Africa vivano tra i quattrocento e i cinquecentomila elefanti. Purtroppo la caccia continua e il loro numero diminuisce di anno in anno.

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