La “scimmietta scostumata”

Nel sud della Libia, precisamente nella città di Sabha, una piccola scimmietta usata come attrazione folkloristica e animaletto domestico da un rivenditore di scarpe locale, sfuggita al controllo del suo non troppo zelante proprietario, si è scagliata contro una giovane studentessa. Le scimmiette sono molto imprevedibili per definizione. Sta di fatto che il piccolo animale ha strappato il velo che copriva la testa della sventurata ragazzina musulmana procurandole alcuni graffi sul volto. Tristemente devo riportare che il primate, di cui si ignora la specie, è stato ucciso insieme al suo padrone, per vendetta, dalla famiglia della ragazza.

Nei giorni successivi si è scatenata una guerriglia urbana tra le due tribù, rispettivamente quella dei proprietari della scimmietta e quella di appartenenza dell’oltraggiata ragazza. Dei veri e propri combattimenti sono andati avanti per giorni, con l’impiego di carri armati, lanciarazzi e frotte di uomini armati. Il risultato (non definitivo) è stato di almeno venti morti e cinquanta feriti. Come già citato, tra le vittime si annovera la scimmia. Ora non pensiate che la notizia sia una di quelle che di solito i più creduloni di noi condividono su Facebook. Il fatto è stato riportato da Al-Jazeera e dalla BBC. Ovviamente, dietro l’inevitabile tragica comicità che si cela nel fatto, si possono trarre alcune riflessioni più serie.

La prima: come si può nel XXI secolo evocare la vendetta capitale per una povera scimmietta che ignora totalmente, proprio in quanto animale, quindi privo di ogni religione, la gravità del suo gesto sacrilego? Davvero i parenti vendicatori dell’onore perduto della ragazzina hanno creduto di punire l’animale per aver infranto un così importante precetto dell’Islam? Naturalmente le azioni del piccolo primate non c’entrano nulla con i fatti di sangue, che hanno a che fare ben poco con l’etologia, ma molto più con l’antropologia e la politica.

Venti morti, giorni di battaglia con armi pesanti che hanno visto i membri di due tribù rivali affrontarsi rinfacciandosi ognuno le offese ricevute, ci dicono molto sul totale caos che regna in Libia. È ovvio che l’avventatezza dell’animale sia stata sfruttata come un pretesto dalle due tribù, acerrime rivali, per scannarsi a vicenda. Il fatto ci dice anche che noi del mondo occidentale, probabilmente i più perplessi di fronte a questo tipo di notizie, portiamo sulle nostre spalle un po’ di responsabilità.

La situazione politica e l’instabilità in Libia sono il frutto di molteplici interessi occidentali (e noi italiani siamo in prima linea) che hanno portato alla detronizzazione del dittatore Gheddafi. Non dimentichiamo quando il defunto ras libico, anche soprannominato “cane pazzo”, era accolto a Roma con tutti gli onori. Ora, dopo aver speso qualche sorriso ironico sui libici che vivono ancora con regole per noi così incomprensibili, facciamoci un esame di coscienza. Quando il dittatore libico era al potere esisteva uno Stato, un ordine che avrebbe forse impedito fatti del genere. Tra le vittime e i feriti, oltre ai contendenti armati, sono registrati alcuni innocenti, bambini e donne, nonché alcuni disperati immigrati che passavano per la città diretti sulle coste libiche per imbarcarsi verso l’Europa. E soprattutto, tra gli innocenti, la povera scimmietta.

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