IL CITTADINO DIGITALE

Alcuni tragici episodi, avvenuti a seguito di quella che potremmo chiamare diffamazione via web, fanno riemergere una questione di carattere etico-morale.

Siamo veramente consapevoli della portata della rivoluzione digitale in cui viviamo?
Uno sguardo retrospettivo su un avvenimento del passato o una analisi storica è alla portata di tutti, ma il presente in cui agiamo sfugge a questo tipo di sguardo critico. Ci siamo immersi, e come pesci nel mare, difficilmente abbiamo consapevolezza di cosa sia l’acqua, perché l’acqua è tutto ciò che esiste. Accade la stessa cosa ai nuovi cittadini digitali, un po’ a tutti ma con gradienti differenti. I più vulnerabili ovviamente sono quelli nati e cresciuti all’interno di una società che dà per scontata e necessaria la connettività digitale alla rete.

Di fatto, raramente se non mai, dei vecchietti pensionati si ucciderebbero perché sottoposti alla gogna mediatica di internet: hanno la tendenza a diffidarne, allo stesso modo in cui ridicolmente, nel 1949, quando le trasmissioni radio furono introdotte in Arabia Saudita, i più anziani lo definirono uno strumento del demonio.

Internet non sarà mai uno strumento del male, né un corruttore di spiriti. L’utilità e i benefici che il mezzo di comunicazione per eccellenza della post-modernità ha portato surclassano di gran lunga gli inevitabili effetti collaterali. Il presupposto è che chi si toglie la vita fa una scelta che in ultima analisi non dipende da “internet” ma in primo luogo dal proprio cervello e forse, secondariamente, dal comportamento di altri cervelli con cui ha interagito.

Il mezzo tecnologico non è in discussione e non potrebbe esserlo. Gli aspetti del vivere involti non comprendono solamente una ristrutturazione dei concetti di privacy o del diritto di proprietà, ma di quasi tutta l’esistenza umana.

Per capire questo concetto faccio un piccolo esempio.
Quasi tutti su questo pianeta sono ormai assuefatti alla scrittura. Persino gli analfabeti moderni che assistono ai reality show sono immersi loro malgrado nella scrittura.

Essa, forse non tutti se ne rendono conto, è una tecnologia nata per facilitare determinati tipi di comunicazione, in particolare di carattere economico, inventata dagli esseri umani millenni fa.

Si è diffusa globalmente, ha travalicato le intenzioni degli inventori ed è divenuta un mezzo di comunicazione globale: strumento di espressione individuale, collettivo, politico, artistico e scientifico. La scrittura non ha solo facilitato la comunicazione e la trasmissione della conoscenza, essa ha letteralmente ristrutturato il cervello degli esseri umani.

Le società ad oralità primaria (ormai estinte sul pianeta) avevano una concezione del tempo e dello spazio diversa. La scrittura ce ne ha data un’altra. L’innovazione, forme più alte di astrazione mentale e oggettivazione, sono conseguenze dell’uso della scrittura.

Lo stesso sta accadendo con internet, con l’unica differenza che la scrittura ci accompagna da cinque-sei mila anni, mentre il World Wide Web da meno di quaranta. Quando accadono degli sporadici cortocircuiti, anche se tragici, non possono inficiare la portata di ciò che sta accadendo all’umanità. Se poi ciò sia un miglioramento della nostra condizione umana o meno, non sta me dirlo.

L’importante è non fare come quei vecchi che vedono il demonio dappertutto.

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