Edicolanti in crisi

Ph A. Majanlahti

La crisi occupazionale che investe Roma trova delle responsabilità anche nella difficoltà a poter aprire o continuare un’attività a causa della richiesta sempre più pesante di garanzie tutelative.

Molti ricordano che il sindaco Raggi si è commosso, alla Messa di Natale della Caritas all’Ostello “Don Luigi Di Liegro” di Roma Termini. Infatti prendendo la parola al termine della cerimonia e dopo aver detto: “E’ un momento un po’ complesso per la nostra città”, per non dire difficile,  gli occhi le si sono inumiditi.

Questo giudizio condiviso da tanti cittadini romani, richiama tristemente e in particolare la “fame di lavoro” che è presente nella Capitale: non solo per le grandi realtà come Alitalia, Almaviva, Sky, banche, e giovani e meno giovani in cerca di occupazione, ma anche per il lavoro autonomo, caratterizzato dalla chiusura di negozi nel commercio e nell’artigianato.

Il risultato è che le assunzioni sono sempre meno, perché Roma perde appeal ed è una città in decrescita. In questo contesto tanti “lacci e laccioli” apparentemente burocratici mettono in difficoltà anche molte delle attività esistenti. Un esempio particolare viene denunciato da una categoria di lavoratori autonomi, come quella che gestiscono le edicole per la vendita dei giornali, che oggi sono diventati nella grande maggioranza della Capitale veri e propri bazar per la varietà di prodotti che possono vendere.

La novità per questi esercizi è  che per continuare la propria attività, dai fornitori/distributori viene richiesta una fideiussione bancaria o assicurativa. Conoscendo le difficoltà e i costi per ottenere tali garanzie a tutela delle forniture, molti operatori economici trovano ostacoli nell’ottenerle presso gli istituti preposti e sono costretti a chiudere l’attività, oppure a cercare dei garanti per ottenere la fideiussione.

Anche questi sono elementi che minano le attività del lavoro autonomo e sono           sostanzialmente sconosciuti allo scenario del mondo del lavoro, che diventa sempre più precario e incerto. Forse è giunto il momento per tale questione di trovare una soluzione condivisa, con un’intesa fra gli organi rappresentativi, come il sindacato dei giornalai e chi rappresenta fornitori e distributori, ipotizzando un’assicurazione che garantisca tutti gli operatori così come avviene, ad esempio, nei rapporti con la società Lottomatica.

Confrontarsi significa risolvere i problemi prima che le situazioni possano degenerare, evitando contenziosi e perdita di opportunità di lavoro.

E a Roma, in questo periodo, non si può perdere neanche un posto di lavoro.

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