AMIANTO: LE PATOLOGIE CHE NE DERIVANO DALL’ESPOSIZIONE PROLUNGATA

Se la consistenza fibrosa dell’amianto è alla base delle sue ottime capacità tecnologiche, essa conferisce al materiale anche, purtroppo, delle proprietà di notevole rischio per la salute, essendo causa di gravi patologie a carico prevalentemente dell’apparato respiratorio. Non esiste, infatti, una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre d’amianto nell’aria non è pericolosa. Un’esposizione prolungata nel tempo o ad elevate concentrazioni, aumenta esponenzialmente la probabilità di contrarre tali patologie che si manifestano anche dopo molti anni (da 10 – 15 per l’asbestosi ad anche 20 – 40 per il carcinoma polmonare ed il mesotelioma).

L’asbestosi è una grave malattia respiratoria che per prima è stata correlata all’inalazione di fibre d’amianto, caratterizzata da brosi polmonare a progressivo aggravamento che conduce ad insufficienza respiratoria con complicanze cardiocircolatorie. Consiste in una fibrosi maligna con ispessimento ed indurimento del tessuto polmonare con conseguente difficile scambio di ossigeno tra aria inspirata e sangue. Si manifesta per esposizioni medio-alte ed è, quindi, tipicamente una malattia professionale; la sua incidenza è drasticamente diminuita a seguito dell’emanazione della legge che proibisce l’utilizzo dell’amianto (legge 257 del 1992).

Nonostante ciò, ancora nel 2008 l’Inail ha registrato 600 casi di asbestosi in Italia. Oggi questo pericolo per la salute è inesistente, eccezion fatta per i lavoratori addetti alla rimozione dei composti di amianto in occasione di boni che ambientali: l’attuale legislazione impone un limite alla concentrazione di fibre libere in ambiente lavoro pari a 100 fibre/litro d’aria. Benchè protettivo nei confronti dell’asbestosi, questo limite è solo parzialmente efficace per evitare l’insorgenza di diversi tipi di tumori maligni causati dall’inalazione di fibre.

Lo IARC, agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per lo studio del cancro, attribuisce all’amianto la capacità di produrre nell’uomo quattro tipi di tumore: il mesotelioma, il tumore polmonare, quello alla laringe ed all’ovaio. Inoltre è probabile che l’amianto possa causare anche tumori del tratto digerente: alla faringe, allo stomaco ed al colon.

Il carcinoma polmonare, il tumore maligno più frequente, si verica anche per esposizioni a basse dosi. Il fumo di sigarette amplifica notevolmente l’effetto cancerogeno dell’amianto aumentando sensibilmente la probabilità di contrarre tale malattia: nei fumatori esposti ad amianto la probabilità è infatti 90 volte superiore a quella dei non fumatori.

Il mesotelioma della pleura è un tumore altamente maligno della membrana di rivestimento del polmone (pleura) che è fortemente associato alla esposizione a fibre di amianto anche per basse dosi. In genere, le esposizioni negli ambienti di vita sono di molto inferiori a quelle professionali, ciò nonostante non sono da sottovalutare perchè l’effetto neoplastico non ha teoricamente valori di soglia. Infatti, nel corso degli anni sono stati accertati casi riferibili sia ad esposizioni professionali limitate nell’entità e durata, sia ad esposizioni al di fuori dell’ambito professionale (come per esempio per gli abitanti in zone prossime ad insediamenti produttivi, per i conviventi o per i frequentatori di lavoratori esposti).

Fonte Dossier Legambiente 2011

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